Relazione Finale Attività Commissione Rapporti Unione Europea

Distretto Nord Ovest  - Biennio 2003-2005

Referente Susanna Trangoni

L'attività della Commissione U.E. nel Distretto Nord Ovest è stata principalmente quella di diffondere la conoscenza della Costituzione Europea, specialmente tra i giovani  e favorire momenti di riflessione sul senso di appartenenza all'Europa e sul significato di cittadinanza attiva.

Le sezioni sono state informate dalla referente, sul modo in cui l'Unione Europea affronta i problemi sociali e regionali, con l'invio di mail, dischetti, relazioni.

Proprio nell'ottica di stimolare nei giovani il concetto di cittadinanza democratica il Distretto Nord Ovest della Fidapa-BPW Italy ha predisposto un questionario, dal titolo "Cittadini d'Europa" per rilevare il loro senso di appartenenza all'Europa, raccogliere i loro suggerimenti e/o critiche su temi fondamentali come ambiente, salute, lavoro, pace, rappresentanza politica e partecipazione attiva alla vita pubblica. L'iniziativa, a cui hanno aderito con entusiasmo le sezioni  di Alessandria, Imperia, Savona, Sanremo, Mondovì, Saluzzo, ha già dato i suoi frutti e dalle schede raccolte sono emersi dei dati che stimolano riflessioni e considerazioni interessanti. Inoltre l'interesse suscitato nei giovani dai quesiti del questionario conferma la loro sete di sapere ed il bisogno di confrontarsi e di essere messi alla prova su argomenti importanti, ma soprattutto il desiderio di essere ascoltati e di poter esprimere liberamente le proprie idee. In fondo parlare di Europa significa parlare del territorio in cui vivranno da adulti, della società con cui andranno a relazionarsi per ottenere un lavoro, una casa, per costruire una famiglia, per realizzare i propri sogni.

Dall'elaborazione delle risposte alle 10 domande, date da 184 giovani dai 13 ai 26 anni, sono emersi  i seguenti risultati, evidenziati nella tabella e nel grafico  sottostanti :

1

Mi sento cittadino d'Europa

32% Poco

52% Abbastanza

16% Pienamente

2

L'Unione Europea allargata a 25 Stati mi ha lasciato

6% Contrariato

64% Indifferente

30% Soddisfatto

3

L'Unione europea allargata a più Stati è

13% Un danno per gli Stati più ricchi

16% Un impegno gravoso per tutti

71% Un'opportunità di sviluppo

4

Per un cittadino l'espressione di voto è

21% Un dovere

25% Una libera facoltà

55% Un diritto fondamentale

5

La scarsa affluenza alle urne è dovuta a

57% Sfiducia verso i politici

17% Disinformazione sui programmi

26% Indifferenza

6

Rispetto ai tuoi interessi ti senti rappresentato dai politici

53% Per nulla

40% Hanno altro a cui pensare

7% Pienamente

7

Per essere eletti bisogna essere

6% Un personaggio dello spettacolo

46% Legati a lobby potenti

48% Determinati e portatori di valori

8

Le donne possono essere portatrici di pace

5% No, perché non amano le armi

13% Solo come consigliere degli uomini

82% Sì, se fanno squadra

9

L'U.E. può contrastare spinte di dominio di altri popoli

32% No, perché non amano le armi

21% Solo come consigliere degli uomini

47% Sì, con diplomazia, esportando cultura e giustizia

10

Chi è responsabile del processo di pace

30% I politici

47% I movimenti e le associazioni

23% Io

Dalle proposte è emersa fortemente la necessità di una "moralizzazione" della politica per poter riavvicinare i cittadini alla "cittadinanza attiva" e di una maggiore informazione per garantire una corretta partecipazione al voto. La sfiducia verso i politici è dovuta prevalentemente alla consapevolezza che chi è al potere privilegia i propri interessi a svantaggio della collettività e una volta eletto non è più sensibile ai problemi dei cittadini, anzi diventa quasi inavvicinabile. Inoltre le liti, specie in parlamento, a cui i giovani  assistono durante i programmi televisivi danno un'idea di scarsa correttezza  e mancato rispetto delle regole e degli accordi. In tal senso è ricorrente la richiesta  di maggior controllo e di sanzione per gli inadempienti, una specie di cartellino giallo (richiamo) e cartellino rosso (espulsione), presa a prestito dal mondo dello sport.

Per quanto riguarda l'ambiente l'interesse è molto vivo, specie verso la creazione dei parchi, la valorizzazione del territorio da vivere e come risorsa turistica e il desiderio di un maggior coinvolgimento e interesse da parte dei cittadini nella tutela del bene comune, senza dimenticare i controlli e le multe salate per chi inquina.

La salute pubblica viene indicata come un diritto inalienabile dell'uomo e pertanto deve essere gratuita e garantita a tutti. Si richiedono maggiori finanziamenti per migliorare le strutture e modernizzare attrezzature e impianti, maggiore competenza del personale, qualità e cortesia nei servizi sanitari: in pratica una sanità più seria ed efficiente.

Lo studio è vissuto come un diritto e pertanto deve essere gratuito o garantito con borse di studio ai più meritevoli, inoltre è visto come propedeutico ed utile all'inserimento nel mondo del lavoro. Emergono chiari riferimenti e contestazioni alla riforma Moratti, ad esempio:

· l'obbligo scolastico e formativo anche per chi non ha attitudine o non desidera studiare ed è  visto come una perdita di tempo ed una mancata opportunità di lavoro e di guadagno;

· il finanziamento pubblico alle scuole private a scapito della scuola pubblica per una possibile riduzione delle spese scolastiche e di maggiori sussidi per l'acquisto di libri e di materiale didattico;

· il problema del riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all'estero.

Sul diritto al lavoro c'è la sensazione che sia difficile inserirsi in modo corretto, ovvero per meriti reali, titoli di studio e competenze, senza ricorrere alle "raccomandazioni".  Si richiede ancora un maggior controllo per la tutela dei lavoratori, l'eliminazione del lavoro nero e l'arginamento del fenomeno del mobbing  (ovvero le persecuzioni psicologiche tra colleghi o superiori nell'ambiente di lavoro) e delle molestie sessuali. 

Infine sul problema della pace è emerso che "bisognerebbe incominciare ad eliminare le piccole ingiustizie di ogni giorno, venirsi incontro e fare ciascuno la propria parte, sempre!"

Questo messaggio semplice, dolcissimo rivolto da un giovane al mondo degli adulti è un invito al superamento dei conflitti nella quotidianità delle relazioni interpersonali, l'invito alla tolleranza, alla diplomazia e alla ricerca di una soluzione ragionevole per tutti i problemi, al controllo emotivo, al lavoro di squadra, alla consapevolezza che ognuno di noi, nel proprio piccolo mondo è responsabile del processo di pace.

Il nostro impegno è quello di diffondere i risultati di questa indagine e il metodo di lavoro utilizzato, ma soprattutto fare movimento di opinione e di pressione presso il Ministero alla Pubblica Istruzione e Formazione Professionale per  inserire nei licei e nelle scuole di formazione professionale la lezione di "etica pubblica" ovvero il "ragionamento morale". Questo per rendere i giovani consapevoli della natura dei problemi morali e dei modi corretti di ragionare, per educarli a fare le loro scelte sulla base di argomenti razionali, perché non si può essere cittadini di una società democratica senza avere una personalità morale matura e consapevole.

Infatti il cittadino libero non è un minore che ha bisogno di tutela e nemmeno un suddito che deve obbedire a ordini superiori. Se un cittadino non è in grado di ragionare sulle questioni morali e politiche del suo tempo, rimane un cittadino di diritto ma non di fatto.

L'impegno della scuola all'educazione morale e civica è sancito anche dagli Statuti e dai documenti che orientano i programmi scolastici, come ad esempio lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, dove afferma che: "La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa, ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione della cittadinanza" .

La Legge di riordino dei cicli dell'istruzione, del febbraio 2000, ribadisce che la scuola secondaria superiore deve sviluppare "l'educazione ai principi fondamentali della convivenza civile" e arricchire "la formazione culturale, umana e civile degli studenti, sostenendoli nella progressiva assunzione di responsabilità". Inoltre il Decreto Ministeriale n.100/2000 sulla Sperimentazione nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria stabilisce che "l'educazione alla cittadinanza costituisce un cardine dell'educazione alla coscienza civile".

La Costituzione Europea e la Costituzione Italiana devono essere il punto di partenza dell'educazione civile dei ragazzi e delle ragazze italiane. Il concetto di cittadinanza democratica ed i principi morali che la sostengono devono costituire la base su cui progettare il percorso educativo dei giovani e lo stimolo a realizzare concretamente quel mondo di pace e di giustizia sociale, a cui aspira ogni essere umano nel più profondo del suo cuore.

Alessandria 10/09/2005

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Attività Commissione Unione Europea 2003/2005

Linee programmatiche della Commissione Nazionale:
La nuova Europa a 25 ci chiama responsabilmente a continuare la battaglia della maggior presenza delle donne nella politica, ma anche a conoscere la Carta d'Europa, in via di approvazione, per riflettere se essa costituisca una via agevole per le donne in politica e per interrogarci sui diritti fondamentali dei cittadini e delle cittadine.
Sarebbe pertanto utile attivare una manifestazione nazionale e una per ogni distretto, a cusa della Commissione e d'intesa con i rispettivi organismi rappresentativi, si potrebbe conoscere la Carta Costituzionale e la nuova Europa delle donne, indirizzando in maniera diversa e varia su ogni distretto un'impostazione tematica di tipo diverso (ad esempio: la cultura e l'arte, la salute, lavoro e impresa, vivibilità e sicurezza, l'Europa dei giovani, ecc...). In ogni manifestazione si potrebbe invitare una rappresentanza dei paesi nuovi entrati in cui è presente la BPW e "a latere" potrebbe essere promossa una iniziativa di visibilità esterna e di valorizzazione della professionalità delle nostre socie, secondo il nostro statuto nell'arte, professioni e affari.

Attività avviata dal Distretto Nord-Ovest:
É stato realizzato un questionario per rilevare il senso di appartenenza all'Europa dei giovani,  raccogliere i loro suggerimenti e/o critiche su temi fondamentali come ambiente, salute, lavoro, pace, rappesentanza e partecipazione politica. L'obiettivo è quello di somministrare il questionario almeno ad una classe (o gruppo di giovani) per ogni sezione, quindi elaborare i dati, traendo delle conclusioni che verranno divulgate e dibattute entro giugno 2005. Pertanto viene chiesto alle Sezioni  di difondere il questionario, nella maniera che riterranno più opportuna, fra i giovani della propria Sezione. La Sezione di Alessandria ha già testato il questionario tra gli allievi/e della Scuola Edile che hanno un'età compresa tra i 15 e i 29 anni, ed è scaturito come primo dato  che i suggerimenti e le critiche più costruttive arrivano dai giovani che hanno più di 20 anni. Ad un secondo gruppo di giovani universitari, cui è stato sottoposto il questionario, l'iniziativa ha destato particolare interesse, confermando il fatto che i giovani sono contenti di essere interpellati e di poter esprimere le proprie idee!!! Qui di seguito viene riportata una scheda,  con le risposte di 11 ragazzi/e della comunità su "cosa si aspettano dall'Europa": è interessante e dovrebbe farci riflettere!

Io sono

Nato/a  in

Vivo a

Dall'Europa mi aspetto

Rita - 29 anni

Italia

Londra - Regno Unito

La mia speranza è che l'Europa diventi forte sia politicamente che economicamente e che si contrapponga ai fanatici americani!

Andreas - 33 anni

Germania

Berlino - Germania

Vorrei che l'Europa si liberasse finalmente dai nazionalismi e che si facesse una vera, seria costituzione unica.

Ziga - 25 anni

Slovenia

Ljubjana - Slovenia

Noi ultimi arrivati avremo sicuramente più opportunità, ma dovremo anche sbatterci di più. Il successo ha un prezzo...

Carlo - 31 anni

Italia

L'Aja - Olanda

Spero che un giorno si inizino a privilegiare gli interessi degli individui rispetto a quelli dei grandi poteri, di qualsiasi natura essi siano.

Ramon - 26 anni

Spagna

Siviglia - Spagna

 Ho mille speranze nell'Europa e allo stesso tempo non ne ho nessuna: per ora osservo e cerco di capire dove andiamo a parare.

Dorian  - 34 anni

Germania

Roma - Italia

Spero che avremo presto una lingua comune a tutti e che in tute le scuole si insegni la nostra storia. Così l'Europa non sarà solo l'Euro e un parlamento che non conta niente.

Anna - 23 anni

Grecia

Atene - Grecia

Credo che cambieremo molto a causa dei nuovi Paesi arrivati e dovremo trovare insieme un nuovo equilibrio.

Jean - 32 anni

Belgio

Bruxelles - Belgio

Vorrei che si andasse oltre il concetto di mercato unico per creare una vera Europa federale, con una vera politica comune soprattutto sui temi sociali e dell'educazione.

Francois - 23 anni

Francia

Londra - Regno Unito

Non mi aspetto niente di preciso, però ho voglia, diritto e dovere di partecipare allo sviluppo del progetto di una Europa forte.

Effie - 23 anni

Cipro

Larnaca - Cipro

Mi aspetto che migliori il modo di governare il mio Paese grazie all'influenza delle Istituzioni europee, che ci imporranno dei cambiamenti.

Paul - 19 anni

Regno Unito

Londra - Regno Unito

Un continente in pace, più ricco, sano e integrato. E più opportunità di lavoro per me...

FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI COMMISSIONE RAPPORTI CON L'UNIONE EUROPEA
Responsabile Nazionale Lucia Ferrante - via Guarini 37/B - 70052 Bisceglie (tel. 080/3927149)
Ref. Distretto Nord Ovest: Susanna Trangoni - Corso Monferrato 51 - 15100 Alessandria  - susystep@libero.it

QUESTIONARIO
Cittadini d'Europa

1) Mi sento cittadino/a d'Europa
O Poco
O Abbastanza
O Pienamente

2) L'Unione europea allargata a 25 Stati mi ha lasciato
O Contrariato
O  Indifferente
O Soddisfatto

3) L'Unione europea allargata a più Stati è
O  Un danno per gli Stati più ricchi
O Un impegno gravoso per tutti
O  Un'opportunità di sviluppo

4) Per un cittadino l'espressione di voto è
O  Un dovere
O  Una libera facoltà
O Un diritto fondamentale

5) La scarsa affluenza alle urne è dovuta a
O  Sfiducia verso i politici
O  Disinformazione sui programmi
O  Indifferenza

6) Rispetto ai tuoi interessi ti senti rappresentato dai politici
O  Per nulla
O Hanno altro a cui pensare
O  Pienamente

7) Per essere eletti bisogna essere
O  Un personaggio dello spettacolo
O Legati a lobby potenti
O  Determinati e portatori di valori

8) Le donne possono essere portatrici di pace
O  No, perché non amano le armi
O  Solo come consigliere degli uomini
O  Sì, se fanno squadra

9) L'U. E. può contrastare spinte di dominio di altri popoli
O  No, perché non c'è vera unità
O  Non c'è pericolo di conquista
O  Sì, con diplomazia, esportando cultura e giustizia

10) Chi è responsabile del processo di pace
O  I politici
O  I movimenti e le associazioni
O  Io

Età

Sesso

Occupazione

Stato

Città

"Un solo piccolo chicco di riso può determinare l'esito di una battaglia"

FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI COMMISSIONE RAPPORTI CON L'UNIONE EUROPEA
Responsabile Nazionale Lucia Ferrante - via Guarini 37/B - 70052 Bisceglie (tel. 080/3927149)
Ref. Distretto Nord Ovest: Susanna Trangoni - Corso Monferrato 51 - 15100 Alessandria  -
susystep@libero.it

Proposte

Tutti noi siamo cittadini attivi e come tali vogliamo essere partecipi del processo di crescita di questa nostra Europa, coscienti del fatto che l'indifferenza porta alla perdita di tutti i diritti acquisiti, conquistati anche a costo della vita dai nostri predecessori.

Per ogni problema indicato si chiede una proposta di soluzione

Partecipazione dei dittadini alle urne

Partecipazione dei cittadini alla vita politica

Rappresentatività di tutti gli interessi dei citadini

Condotta dei politici

Rispetto delle regole

Difesa dell'ambiente

Diritto alla salute

Diritto allo studio

Diritto al lavoro

Conservazione del patrimonio artistico

Conservazione del patrimonio culturale

Diritto ad un mondo di pace

Età

Sesso

Occupazione

Stato

Città

"Un solo piccolo chicco di riso può determinare l'esito di una battaglia"

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ATTIVITA' DELLE SEZIONI 2003/2005 
SULL'UNIONE EUROPEA

Sezione di PINO CHIERI - Referente Lia PALEA

Qui a Pino c'è una certa sensibilità sui problemi europei. A suo tempo andammo a sfilare a Nizza e in occasione del dibattito sulla Costituzione Europea promuovemmo la partecipazione di tutte le sezioni della FIDAPA del Piemonte , nel Comitato di Torino per la Costituzione Europea. Il Comitato era trasversale a tutte le forze politiche e non, dalla Regione all'università e così via. Comunque ora la Costituzione c'è e deve essere ratificata.  La proposta che vengo a fare é quella di inserire nel sito fidapa anche a livello nazionale un commento sul processo di integrazione europea. Si impegnerebbe in questo lavoro l'amica e  socia della fidapa Est di Torino, Mariely Caccia Brusa, che scrive sull' Eco di Bergamo sulla pagina culturale e politica. E' molto brava e di recente abbiamo partecipato insieme ad un seminario presso l'Università di Torino dedicato appunto alla Costituzione europea. Un giorno e mezzo!! Ora siamo più che informate! Organizzava la Regione Piemonte. Comunque entrambe siamo nel consiglio dell'associazione insegnanti d'Europa e abbiamo una formazione nel settore di 40 anni!! Anziane, come si dice ora, e tenaci.  Non ci occupiamo di fondi ecc. ma teniamo il timone sul processo d'integrazione, luci e ombre, purtroppo.               L' intenzione è tenere desta l'attenzione delle socie, l'europa è il nostro futuro, e fare informazione e fare circolare le idee. Nell'occasione del tema nazionale ormai passato dedicato all'europa, qui a Pino , ci facemmo promotrici di un importante Convegno con la Regione dal titolo L'Europa come Laboratorio del futuro. Fu un grande successo. Per concludere ritengo che la proposta di commentare sul sito è molto interessante e potrebbe dar vita ad un dibattito tra le socie interessate. Cari saluti, a presto Lia Palea
lia.palea@tiscali.it

Consiglio regionale del Piemonte, Consulta regionale europea, Facoltà di Scienze politiche, Dipartimento di studi politici dell'Università di Torino
Corso di aggiornamento dedicato al tema:
La costituzione europea (un passo avanti storico, non un punto di arrivo)

Come si è arrivati alla Costituzione europea

Il 18 luglio 2003 Valery Giscard d'Estaing, presidente della Convenzione europea che si era aperta il 28 febbraio 2002, consegna il "Progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa" all'Italia, titolare del semestre di presidenza europea. Il 29 ottobre 2004 a Roma viene firmato dai 25 capi di Stato e di Governo. Ora c'è la fase più delicata, quella delle ratifiche che i Paesi effettueranno attraverso referendum o parlamento. Si sperava di potere effettuare le ratifiche simultaneamente ma ciò non è stato possibile.
Dal canto suo la Carta è il risultato di un compromesso tra due fattori, la spinta storica della corrente federalista e gli esponenti dell'eurocrazia. I primi, sin da Ventotene (1941), spingono per una Costituente e per uno Stato federale europeo che gestisca la politica estera, di difesa e la moneta, i secondi pensano a una Confederazione di Stati dove a decidere sono solo i governi.
Dopo la seconda guerra mondiale per i Governi il motto era quello di Aristide Briand "Unirsi o perire". La Dichiarazione Schuman apre la via funzionalista come strumento per una federazione.
Per affrontare i problemi esistenti la maggioranza degli Stati membri ha adottato la moneta comune cui però manca un governo, ha proseguito l'allargamento sino ad avere 25 Stati.
Il ruolo dell'Unione europea nel mondo è limitato dalle istituzioni deboli. Da Maastricht (1992) ad Amsterdam (1997) a Nizza (2000) i Governi si sono resi conto della necessità di modificare le istituzioni . A Laeken (2001) si è optato per la Convenzione nella quale furono coinvolti Governi e cittadini. Ora i Governi hanno approvato il Progetto di Trattato ma mancano le ratifiche. Sarebbe una situazione imbarazzante se la Francia, uno degli Stati membri non ratificasse mentre se a farlo fosse l'Inghilterra da sempre con un piede dentro e uno fuori o un piccolo Stato.

Valutazione globale del progetto di Costituzione europea

La Carta approvata a Roma il 29 ottobre è maschio (Trattato) o femmina (Costituzione)? E' ermafrodita, si potrebbe rispondere perché è un accordo internazionale, ma contiene la Carta dei diritti che è propria di una Costituzione.
Il Trattato costituzionale si divide in quattro parti più un preambolo che rappresenta l'essenza della storia dei valori dell'Europa. Qui c'è tutto: da dove veniamo, quali valori seguiamo, quali obiettivi abbiamo.
La prima parte definisce obiettivi e competenze (esclusive – concorrenza e politica monetaria - condivise o parallele- sussidiarietà - politiche di ricerca, ambiente, trasporti, azioni di sostegno o coordinamento) istituzioni, rapporti privilegiati con i paesi vicini.
La seconda parte definisce i diritti fondamentali sino ad oggi senza carattere giuridico ora ci sarà una doppia tutela: statale e europea.
La terza parte contiene articoli su politiche settoriali e disposizioni sul funzionamento delle istituzioni già presenti nei trattati precedenti. E' stata fortemente rinnovata la giustizia che cresce in forma europea con disposizioni comuni nel campo penale.
Piccoli passi avanti nelle politiche sociali mentre resta il deficit democratico nella codecisione tra europarlamento (rappresentante dei popoli) e il Consiglio (rappresentante dei governi).
La quarta parte contiene le disposizioni finali e transitorie. Il testo, se tutti gli Stati lo ratificheranno entrerà in funzione il 1° novembre 2006.
Il metodo della Convenzione è stato premiato : sono aumentati i voti a maggioranza anche per questioni importanti. Si sono semplificate i tipi di norme da 18 a 6. Si è posto fine ai tre pilastri e si è creato un testo unico.
Si trovano le ombre nella politica estera e di sicurezza comune ancora troppo frammentaria ma nel complesso resta un testo di portata storica.


I mutamenti del quadro istituzionale introdotti dalla Costituzione europea

La carta è un trattato che adotta una Costituzione: vuole essere una significativa apertura che segna la transizione ad una fase in cui la dimensione costituzionale ha il sopravvento, c'è nella direzione una dimensione europea. Gli Stati membri dovrebbero capire che, nel tempo della globalizzazione in cui viviamo, l'Europa, ormai matura in politica economica, non può continuare ad essere adolescente in politica estera. I mutamenti segnano una tappa non il capolinea ma il treno partito da Nizza nel 2000 sta caricando elementi costituzionali.
Ora, per entrare in vigore il testo deve attendere due anni e sperare nella ratifica da parte di tutti. Se ciò avverrà avremo un ministro degli Esteri che però sarà espressione dei Governi e vicepresidente della Commissione, ovvero del motore che conduce le consultazioni. Essa condivide con il parlamento il potere di codecisione in campo legislativo. La Corte di giustizia applica il principio del primato del diritto comunitario e assicura il rispetto del diritto. Primo operatore è il giudice nazionale, quanto ai vari parlamenti essi possono esprimere la loro posizione.


Costituzione europea e costituzioni

Non è possibile trattare il tema classico degli Stati federali per l'Unione europea. Le relazioni tra le costituzioni degli Stati membri e quella federale sono caratteristiche degli Stati federali. I punti più delicati sono la forma di stato e la tutela dei diritti.
All'interno dell'organizzazione ci sono aspetti non conflittuali con lo Stato federale ma possono esserci quando la Costituzione federale impone una determinata forma di Stato, come per esempio la forma di stato democratica legata alla clausola di omogeneità.
I diritti sono da parte loro causa di dialogo e di conflitto. Gli Stati Uniti all'art. 4 garantiscono la forma di governo repubblicano cioè democratico. La Costituzione tedesca, all'art. 28 esprime anch'essa la clausola di omogeneità e così l'art.51 della Confederazione svizzera.
Ci deve essere in uno Stato federale un livello minimo di diritto che le costituzioni degli Stati membri possono migliorare. Ma i diritti sono misurabili? Le costituzioni individuano il compromesso nel conflitto tra più diritti ma come si risolvono nell'Unione europea?
La forma di Stato non è imposta ma lo sono invece i valori comuni negli Stati membri e non possono essere ammessi quegli Stati che non li condividono. La futura costituzione europea garantisce un livello minimo dei diritti che i singoli stati possono migliorare.

Aspetti economico-sociali della Costituzione europea

La Costituzione è una miniera che permette di operare in molti campi. Nel suo cammino si individuano due momenti: la Ceca, che mettendo in comune il carbone e l'acciaio mostrava una forte capacità programmatoria e di intervento; la Cee, cui fu affidato il compito di rimuovere ulteriori ostacoli al cammino.
Il testo è innovativo; individua come finalità lo sviluppo sostenibile e l'economia sociale di mercato, ovvero un'economia altamente competitiva che ovviamente accetta il mercato. Ci sono i mezzi e gli strumenti? Da un lato la stabilità monetaria e dall'altro un patto di solidarietà tra generazioni. 12 stati hanno rinunciato alla sovranità monetaria e si sono impegnati nel principio di non fare debiti. Il che ha due valenze: è un patto di solidarietà con i nipoti per le generazioni future e l'uso razionale delle risorse per uno sviluppo eco-sostenibile. I vincoli tra stati sono stretti: la spesa spostata al centro deve essere condivisa; questo sistema centro-periferia è soggetto a forte interazioni con la globalizzazione che vede da un lato economie che sono meno sensibili al Welfare come gli Stati Uniti e dall'altro quei paesi dove le condizioni di lavoro molto precarie sono competitive come in Cina e in India. Ultimamente le fluttuazioni del dollaro sono legate all'entrata di una forte quantità di moneta e di una basso tasso di interesse.
L'Europa deve sostenere i consumi con la crescita della produzione e dell'occupazione che si deve conciliare con l'assorbimento dell'immigrazione. Occorre proseguire con il modello Delors: meno tasse sul lavoro più tasse sui beni deperibili. L'Europa deve proseguire sui progetti quali Galileo per il sistema satellitare dove è competitiva anche con le economie avanzate perché l'Europa, in campo tecnologico è competitiva e dunque i consorzi europei risultano vincenti.
Ma l'Europa deve anche proseguire nel progetto di Lisbona e cambiare il bilancio aumentando il contributo degli Stati che è a un livello troppo basso (1,27 del Pil) e unire le forze per la ricerca che se fatta dai singoli Stati non è competitiva a livello mondiale.

La politica estera di sicurezza e di difesa

Sui temi cruciali (Iraq, riforma Onu) l'Unione è divisa. Purtroppo e qui le responsabilità furono della Francia la caduta della Comunità europea di difesa nel 1954 segnò fortemente il fallimento di una politica estera comune e le parole stesse "difesa e politica estera" furono bandite dagli incontri comunitari. Verso la fine degli anni Sessanta si riprese con una serie di protocolli: quello di Lussemburgo del 1968, di Londra del 1981 quando si cercò di armonizzare le politiche estere. Nel 1992 a Maastricht nacque il secondo pilastro dell'Unione quello relativo alla politica estera e di sicurezza comune con qualche spiraglio di apertura avendo tolto per alcune questioni il voto all'unanimità. Con il Trattato di Amsterdam nacque l'Alto rappresentante rappresentato da Xavier Solana che in realtà ha ben pochi poteri, quindi a Nizza si aprì alle cooperazioni rafforzate ovvero alla possibilità di un certo numero di Stati di accordarsi pur senza che tutti siano coinvolti.
Il nuovo Trattato non dà in politica estera né competenza esclusiva né concorrente la sovranità resta nazionale anche se c'è un impegno ad armonizzare le politiche.
Il presidente del Consiglio resterà in carica non più sei mesi ma due anni e mezzo e avrà compiti di rappresentanza esterna. A presiedere il Consiglio dei ministri degli Esteri sarà il presidente del Consiglio che giuda e attiva la politica estera e di difesa. Ci sarà un ministro degli Esteri che sarà anche vice presidente della Commissione.
Resta una spada di Damocle e cioè un paese, per gravi motivi nazionali può porre il veto quindi il Consiglio degli affari Esteri può chiedere di votare ma all'unanimità.
C'è però nel nuovo Trattato una clausola di solidarietà che permette agli altri Stati membri di correre in aiuto di un paese che sia sotto pericolo terrorista.
Manca una politica pianificata per la difesa ma esistono le missioni militari con un mandato europeo, l'Agenzia europea di difesa e la cooperazione strutturata permanente come l'Europol.

Insegnare la costituzione europea

L'idea di Costituzione rimanda a quella di un'organizzazione politica a uno Stato e l'Europa non è uno Stato. Ciononostante ha bisogno di una Costituzione. Per capire il perché di questa Carta si deve ritornare alla Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 e al pensiero dei padri fondatori il cui documento di nascita è proprio la Dichiarazione in cui è evidente l'obiettivo politico.
"Il contributo che un'Europa organizzata e viva- si legge - può portare alla civiltà è indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche". L'obiettivo è dunque quello di garantire la pace in uno Stato; il processo va spiegato: alla base c'è l'obiettivo politico.
Il 12 maggio del 2000, all'Università berlinese di Humboldt, il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer invita a tornare al progetto Monnet-Schuman operando una rifondazione costituzionale per riordinare "l'edificio della costruzione europea". La filosofia di Fischer riprendeva il pensiero di Delors ma la federazione europea non poteva seguire i modelli conosciuti. Quale allora il significato di uno Stato europeo? Come lo stato territoriale moderno ha significato superare l'anarchia medievale è andato in crisi con la Rivoluzione industriale e la globalizzazione lo Stato nazionale nato dalla Rivoluzione francese. A livello superiore gli Stati sono Stati superati dal Fondo monetario mondiale, dalla Nato, dal Wto e da tutte quelle organizzazioni e più ampio respiro e a livello inferiore è superato dal decentramento. Lo Stato però resta la sede dei diritti di democrazia. Ritornando alla Dichiarazione si legge "L'Europa non si farà d'un tratto né in una costruzione globale. Si farà attraverso realizzazioni concrete, creando anzitutto solidarietà di fatto". Il cammino è partito dalla messa in comune del carbone e dell'acciaio ed è arrivato all'euro seguendo per lo più il metodo funzionalista con accanto quello federalista e superando talvolta il sistema intergovernativo. Oggi però c'è una moneta senza Stato e ci sono 12 Stati senza moneta. Questa Carta non è formalmente una Costituzione ma un Trattato internazionale firmato da 25 paesi sovrani e non è stato scritto dai costituenti. Ma è bene chiamare Costituzione il testo uscito dalla Convenzione di Laeken. La prima volta del metodo convenzionale è stato per la Carta dei diritti. Questo è un progetto di riforma quasi federalista dopo la Comunità di difesa, scritta dalla ceca nel 1953 e dopo il progetto Spinelli approvato a maggioranza nel febbraio 1984.Oggi c'è ancora il diritto di veto ovvero la tirannia della minoranza e per cambiare un Trattato ci vuole una Conferenza intergovernativa. Manca oggi una classe politica realista come quella di de Gasperi, Adenauer, Schuman ovvero di persone che non volevano sacrificare l'interesse dei loro paesi ma credevano nell'unità europea mentre oggi l'Europa è spesso ridotta a un arengo dove si scontrano gli interessi nazionali. Se si approverà questa Carta ( 325 pagine) che sembra più un codice civile, l'identità europea emergerà però nella Carta dei diritti fondamentali qui inglobata.

L'Unione europea e la lotta al terrorismo

Il ruolo della Ue in questa sfida recita all'art.42 "L'Unione e i suoi Stati membri agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o di una calamità naturale o provocata dall'uomo".
Di terrorismo non si può dare per certa neppure la definizione; alcuni dizionari la definiscono "pratica politica che sviluppa terrore per raggiungere obiettivi politici" ma anche "pratica politica i cui effetti psicologici eccedono quelli fisici". In questa società interconnessa le notizie si conoscono simultaneamente. Per quanto riguarda il terrorismo si sono avute tre grandi ondate:


1) Verso fine Ottocento il terrorismo populista, russo, anarchico


2) Terrorismo di stato durante la seconda guerra mondiale (Dresda, Hiroshima, Nagasaki)


3) Dagli anni Sessanta terrorismo transnazionale A colpisce B in C

Oggi il terrorismo è pervasivo, polimorfo, illimitato nei modi più diversi. In questo momento ha prevalentemente una connotazione islamica. L'Algeria con i suoi cento mila morti è stato il paese più colpito. L'Islam nel suo dibattito interno affronta le diversità tra l'islamismo indonesiano e quello arabo o senegalese molto diversi tra loro. Anche in Occidente c'è un fondamentalismo cristiano che emerge. Con la globalizzazione tutte le società sono recinti previsti di varchi da cui si entra e si esce o migrando fisicamente o con Internet. Il mondo è ibridato: solo in Europa risiedono 17 milioni di musulmani.

Il terrorismo si inserisce in un mondo fortemente fratturato:

  • In economia esistono degli squilibri a livello mondiale che sarebbe impossibile per un stato reggerlo. La gente se ne va, protesta e la miseria è un brodo in cui trova spazio anche la cultura del terrorismo.
  • In campo politico-istituzionale dal 1991 quando è finito il bipolarismo. Agli Stati uniti che hanno un grande potere militare (hard power) manca la legittimazione (soft power). Essi esercitano il potere militare con i mezzi tradizionali che sono insufficienti per la lotta al terrorismo, una metastasi difficile da debellare.

La guerra preventiva si è rivelata fallimentare, il terrorismo ha una rete acentrica, deterritorializzata ma la prevenzione è invece uno strumento utilissimo per questo tipo di lotta.

La Ue può attuare due politiche:

  • interna per la sicurezza e l'integrazione dei 17 milioni di islamici
  • estera sulle due aree: quella mediterranea e quella dell'Est europeo.

Il ruolo della Ue potrebbe essere decisamente più importante se esistesse politicamente.

Lo spazio di tutela delle libertà fondamentali, di sicurezza e giustizia

La Carta non ha un profilo giuridico preciso. Il testo non è una costituzione ma un trattato da cui si può recedere, se fosse una costituzione si tratterebbe di secessione.
Il testo si apre con l'esposizione dei valori unificanti, sei righe valide per 450 milioni di cittadini europei e nessun stato membro li può variare. Di fatto con la pace si sono unificati i sistemi giuridici di 25 stati.
La Carta non colma il deficit democratico perché le leggi vengono assunte dal Consiglio e dall'europarlamento con il sistema di codecisione, in uno stato democratico il potere legislativo appartiene al parlamento. L'assurdo poi è il voto all'unanimità se pensassimo di adottarlo in un condominio, quando si devono prendere decisioni, la casa crollerebbe prima di qualsiasi riparazione.
La Carta può essere proposta come modello che trasforma un'area per secoli in guerra in terra di pace. Ma anche come progetto mondiale con una politica multilaterale. Uniti nella diversità.
La Carta si basa su 6 grandi valori : dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia. La carta ha a cuore sia i diritti di nuova generazione (integrità della persona, clonazione ecc.).
Nel campo della giustizia le normative di armonizzazione contengono la clausola freno che può entrare in vigore nel caso che uno stato tema di veder scardinato il suo sistema ma entra allora in vigore la formula della cooperazione rafforzata per cui gli altri membri possono proseguire.
Molto importante è l'istituzione della procura europea, il mandato di cattura europea e l'Europol.


Maria Elisabetta Brusa Caccia