"International Federation of Business and
Professional Women"
FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI PROFESSIONI AFFARI

CENNI STORICI

 PREMESSE

Il nascere di un'iniziativa, di un'intesa fra gruppi di persone, alla luce di un comune ideale, ha sempre una sua ragione storica, prodotta dal corso degli avvenimenti, sostenuta da valide necessità sociali e quasi fatalmente imposta dal ritmo della vita civile.  Dalla stessa dialettica della storia nacquero, quindi, nella prima metà del nostro secolo, le associazioni femminili, allorché la donna, ormai chiamata alla ribalta dall'intrattenibile corso degli eventi, tratta fuori dal mito del focolare domestico, avverti ed affrontò una decisiva svolta nel suo antico destino.

Possiamo, dunque, dire che due fattori ugualmente importanti sono alla base del costituirsi della nostra Associazione: primo, l'evoluzione dei tempi, che aveva offerto alle donne la possibilità di una preparazione adeguata e di una carriera professionale propria; secondo, le difficoltà e le esigenze di una società sconvolta dalla guerra, che avevano spinto le donne in attività lavorative fuori dall'ambito familiare.

Durante la prima guerra mondiale, infatti, gli uomini, impegnati nei più diversi servizi bellici, dovettero abbandonare i propri posti di lavoro, creando un vuoto produttivo che poté essere colmato reclutando donne capaci di sostituirli.  La prova di serietà e di impegno che le donne seppero dare fu così convincente che, al cessare delle ostilità, il Governo degli Stati Uniti d'America ritenne opportuno non disperdere tanto utili e produttive energie.  Esso, infatti, stanziò una cospicua cifra per l'organizzazione delle forze del lavoro  femminile (YWCA), affidandone il reclutamento alla dott.ssa Lena Madesin Phillips, donna dalla personalità quanto mai interessante e complessa.

Nata a Nicholasville nel 1881, si era dedicata allo studio del pianoforte e della composizione, ma poi, attratta dal diritto, nel 1917 aveva conseguito la laurea in legge nell'Università del Kentucky e si era dedicata alla professione forense.

FEDERATION OF USA

La Madesin Phillips, forte della sua esperienza nella YWCA ed animata da vivo fervore, pensò di chiamare a raccolta anche le donne dedite alle professioni ed al commercio; compilò delle liste secondo la loro qualificazione e creò dei circoli, o club, in varie città statunitensi.  Nel 1919, in una grande assemblea a St. Louis, onde coordinare il lavoro e l'attività di questi club, fondò la Federation of Business and Professional Women come emanazione della YWCA, della quale lei stessa era stata "magna pars".

Il successo della Federation, che raccoglieva donne che militavano nelle più diverse attività intellettuali e produttive, fu notevolissimo; essa si affiancò e si sovrappose alle associazioni professionali - miste o di categoria  già esistenti, e rapidamente raggiunse un numero straordinario di aderenti.

GOOD WILL TOURS

Nel 1928 la Madesin Phillips - che ancora possedeva una buona parte della somma messa a disposizione dal Governo Americano ed aveva sogni di fratellanza e di intesa fra le donne di tutto il mondo, che «se unite possono raggiungere le stelle» - decise di varcare i confini degli Stati Uniti d'America e di estendere le finalità della Federazione Americana ad altri Paesi, prima fra tutti l'Europa: il continente che la guerra aveva particolarmente avvicinato agli Stati Uniti d'America e con il quale si erano stabiliti contatti economici, sociali, politici, culturali, di notevole significato.  Così nel 1928, 1929, 1930, intraprese, organizzò e diresse i "Good will tours" (Viaggi di buona volontà) che si svolsero, con l'appoggio delle ambasciate americane, in Francia, Gran Bretagna, Germania, Austria, Belgio.  La Madesin Phillips giunse anche in Italia ed ebbe cordialissima accoglienza:  fu, infatti, ricevuta dal Governo ed in Campidoglio con grandi onori.

A Roma, per incarico della giomalista Ester Danesi Traversari (che fu poi la prima Více Presidente Internazionale), la prof.ssa Maria Castellani, che era reduce da un periodo di "Graduate work" al Bryn Mowr College di Philadelphia, che conosceva gli Stati Uniti d'America e parlava  la lingua inglese, fu delegata all'organizzazione dell'incontro; strinse così rapporti  amichevoli con la Madesin Phillips e da questa fu nominata "delegata" per il movimento in Italia.  La prof.ssa Castellani, nel suo lavoro di preparazione, ebbe la collaborazione intelligente ed appassionata della dott.ssa Adele Bacci Pertici, consigliera al Ministero delle Corporazioni.  Si susseguirono riunioni in casa della stessa dott.ssa Bacci Pertici: furono chiamate a raccolta associazìoni di categoria ed i comitati nazionali esistenti; si aggiunsero gruppi di signore che si interessavano a manifestazioni culturali e sociali; per la propaganda, ci si avvalse della collaborazione dell'Ambasciata Americana a Roma.  Si giunse così alla formazione di un "Circolo di Professioniste ed Artiste", e si gettarono le basi dello Statuto per la nuova Associazione; Statuto che ricalcava le finalità cui tendeva la Federazìone Americana e cioè: «Potenziare il senso di responsabilità nella donna lavoratrice;  elevarne il livello di cultura e di preparazione; renderla idonea a intraprendere qualsiasi carriera, senza discriminazione di sesso».

CIRCOLO PROFESSIONISTE E ARTISTE

L' 8 gennaio 1929, nell'Athenaeum romano di via Condotti, fu discusso ed approvato lo Statuto, mentre all'unanimità veniva proclamata presidente del club romano la dott.ssa Adele Bacci Pertici.  La fondazione del Club suscitò vasta eco nei circoli e negli ambienti romani; se ne occupò anche la stampa ed in particolare il Giornale della Donna di cui era direttrice Paola Benedettin.  Il Club acquistò notevole prestigio, si arricchì di elementi particolarmente dotati e qualificati, fra le altre la principessa Mafalda di Savoia, iscritta nel gruppo delle musiciste.

Dopo quello di Roma sorsero altri due club: quello di Milano, con la presidente fondatrice Angela Cozzi Bersani, e quello di Napoli, con la presidente fondatrice prof.ssa Maria Laetitia Riccio.  Quest'ultimo circolo - che fin dal 1929 aveva intensamente lavorato e preso importanti iniziative tali da attrarre l'attenzione delle maggiori autorità cittadine - fu inaugurato  il 1 giugno 1930 nel Salone del Circolo della Stampa, con l'intervento della duchessa d'Aosta.  La prof. ssa Riccio, che nella storia della Federazione Italiana riveste un ruolo di significato e di attività straordinario, e che amorevolmente si era adoperata per il sorgere del club napoletano, non solo ne fu nominata presidente fondatrice, ma ebbe notevoli riconoscimenti e poté annoverare tra le aderenti i maggiori  nomi della città.

FEDERAZIONE ITALIANA

Nell'estate del 1929, al ritorno della prof.ssa Maria Castellani dagli Stati Uniti d'America - dove si era recata per un ciclo di conferenze e per prendere parte al Congresso della Federazione Statunitense - i tre circoli Roma, Milano e Napoli fondarono la Federazione Italiana e ne elessero Presidente Nazionale la stessa prof.ssa Maria Castellani.

La neo- federazione fu invitata dalla Confederazione Nazionale dei Professionisti a consociarsi con il nome di Associazione Donne Professioniste ed Artiste, con scopi di assistenza e cultura, e le furono garantiti appoggi organizzativi e finanziari. I circoli intanto erano notevolmente aumentati; tra gli altri si erano costituiti quelli di Pavia, Varese, Como, Genova, Bergamo, Trieste, Avellino, Salerno.

Con  l'affermarsi  dell'Associazione, oltre che in Italia, in vari Paesi europei ed extraeuropei, la Madesin Phillips pensò a qualcosa di più complesso e di più vasto significato.  Il 1° ottobre 1929, in una lettera diretta alla prof.ssa Maria Castellani, confermando la sua convinzione sulla opportunità dì istituire una Federazione Internazionale e trattando dei problemi organizzativi di questa, diceva, tra l'altro: «Io sono convinta che una Federazione Internazionale delle donne dedite agli affari ed alle professioni possa avere una grande missione.  Non solo può far molto per le donne in se stesse, per la loro emancipazione e l'aumento del loro prestigio nell'ambìente sociale del Paese in cui vivono, ma gioverebbe anche ad una adeguata comprensione tra le donne appartenenti a diverse nazioni e civiltà. In questo genere di cose ci si può aspettare che le donne facciano da guida».

Era la premessa per la costituzione dell'International Federation of Business and Professional Women, che fu concordata dopo l'importante Congresso Nazionale della Federazione Americana, al quale erano state invitate le rappresentanti di due soli Paesi: il Canada e l'Italia.

In quella occasione vennero poste le basi per l'organizzazione dì un Congresso Internazionale, e la Presidente Nazionale italiana, prof.ssa Maria Castellani, trasferitasi nel frattempo in Svizzera perché nominata Attuaria dell'Ufficio Internazionale del Lavoro, organizzò con le amiche elvetiche un comitato di ospitalità.  Promosse, infatti, l'interessamento degli ambienti governativi per l'attuazione di un Congresso Internazionale da tenersi a Ginevra, il cui regolamento prevedeva una rappresentante per ciascuna Nazione aderente ad eccezione dell'Italia che, come gli Stati Uniti d'America ed il Canada, ne ebbe due, la prof.ssa Maria Castellani, Presidente della Federazione Italiana, e l'ispettrice del Lavoro, Angiola Maria Guidi, in rappresentanza del Governo Italiano.

INTERNATIONAL FEDERATION BPW

Il Congresso ebbe luogo dal 24 al 26 agosto 1930 a Ginevra.  La Federazione Italiana vi partecipò con 31 delegate, rappresentanti dei vari circoli.  Oltre agli Stati Uniti d'America, all'Italia ed al Canada - alle cui delegazioni vennero concessi, come privilegio, dieci voti ciascuna e riconosciuto il titolo di "promotrici" - parteciparono a tale importante Congresso, con cinque voti: Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia, Finlandia, Cina, India, con le delegate dei propri club e le rappresentanti dei rispettivi Governi.  Anche la Società delle Nazioni vi fu rappresentata con due delegate, così come l'Ufficio Internazionale del Lavoro e la Cooperazione Intellettuale.

Gli argomenti all'ordine del giorno trattavano: "I benefici che possono derivare da una organizzazione internazionale "; "Capisaldi e difficoltà per le donne nelle professioni e negli affari", "Come le donne nelle professioni e negli affari possono adoperarsi: a) per la prosperità e la stabílizzazione economica; b) per la pace e le relazioni internazionali".

Le delegate italiane parteciparono attivamente alla discussione con proposte concrete.  La giornalista Ida Lodi propose l'organizzazione di Fiere Internazionali dei Libro dedicate a scrittrici e case editrici dirette da donne.  Le prof.sse Dogliotti Frati e Cozzi Bersani, di Milano, suggerirono centri di informazione  commerciale e camere di commercio internazionali femminili.  La scultrice Paola Pogliani, di Roma, propose un'associazione internazionale di donne artiste e l'ispettrice del Lavoro Angiola Maria Guidi discusse ampiamente il problema della lavoratrice sposata e propose di svolgere un'inchiesta  internazionale.

A conclusione dei lavori il Congresso deliberò di fondare l'International Federation of Business and Professional Women e procedette alla elezione delle cariche direttive internazionali con i seguenti risultati:

Presidente             dott.ssa Lena Madesin Phillìps USA)  

Vice Presidente     Ester Danesi Traversari (Italia)

Vice Presidente     m.me Netter (Francia)

Vice Presidente     miss Fraser (Gran Bretagna)

Vìce Presidente     frau Bath (Austria)

Segretaria             mrs  Harris ( (USA)

Tesoriera               miss Henecker (Canada)

Dopo il Congresso di Ginevra, la diffusione dell'Associazione nel mondo continuò a ritmo serrato.  In Italia, la Federazione Nazionale, ufficialmente entrata a far parte dell'IFBPW nel 1932, si arricchì di nuove sezioni o circoli e raggiunse il numero di 100 club con circa 20.000 aderenti.  La prof.ssa Maria Castellani ebbe il titolo di Commissaria Nazionale, ma nel 1940, per la sua origine ebrea, fu sostituita con la dott.ssa Laura Parracini.

Un altro conflitto mondiale si profilava, e gli eventi bellici dovevano segnare una battuta d' arresto nell'attività della Federazione Italiana, che veniva addirittura sciolta (1940).

RIPRESA

Alla fine del secondo conflitto mondiale la Madesin Phillips riprese le fila della Federazione Internazionale.  Le finalità propagandate dalla IFBPW, raggiunsero molti altri Paesi, anche lontani dall'Europa.  Si costituirono nuove Federazioni Nazionali e Club Associati, ma l'attenzione dell' International Federation si rivolse specialmente ai Paesi sottosviluppati, dove l'opera di educazione e di formazione sociale e politica trovò elementi ben disposti, desiderosi di migliorarsi, di rendersi consapevoli dei problemi del mondo, di collaborare con donne che già avevano raggiunto valori e capacità personali di più alto livello.

Svolgendo questo intenso ed esteso lavoro di propaganda, la Madesin Phillips, nel 1944, tornò anche in Italia, dove s'incontrò nuovamente con la dott.ssa Maria Castellani, che era in procinto di trasferirsi negli Stati Uniti d'America perché  nominata Preside della facoltà di matematica nella Università di Kansas City.

Non potendo, per questa ragione, accogliere l'invito rivoltole dalla dott.ssa Madesin Phillips, la dott.ssa Castellani affidò l'iniziativa alla dott.ssa Ines de Guidi Insabato che, con un gruppo di valenti collaboratrici, assunse il difficile compito.

Furono stabiliti contatti con le molteplici associazioni  femminili allora sorgenti o risorgenti, tra le altre con l'associazione Donne Artiste e Laureate che fu poi assorbita, onde l'aggiunta della voce "artiste" alla sigla italiana; furono presi accordi con la RAI per divulgare la conoscenza dell'Associazione; ci si avvalse dell'esperienza e della collaborazione di donne particolarmente preparate, tra le quali si distinse per spirito di iniziativa ed intelligente intuito la prof. ssa Urania Picco, donna molto qualificata e valida, di provata esperienza, che in mille modi si adoperò per l'affermarsi della risorta Associazione.

FIDAPA

Appoggiata dal consenso unanime delle donne italiane più in vista, si ricostituì per prima la sezione Roma, cui fecero seguito Napoli, Milano, Firenze, Bologna, cosicché il 14 febbraio 1945, con Atto del notaio Mercantini di Roma (via Condotti 32), numero repertorio 323, registrato il  1° marzo 1945, fu costituita la Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari (FIDAPA), associazione apartitica e aconfessionale, affiliata alla IFBPW, che elesse la sua sede in Roma, via Nazionale 230.

In quella stessa riunione, presso il notaio, fu steso lo Statuto dell'Associazione, sottoscritto da tutte le aderenti, e nominato - per unanime acclamazione - il primo Comitato di Presidenza Nazionale .

                                                   Dott.ssa Lydia Nanti

(in "Storia Fidapa" - Settantun anni di vita associativa 1930-2001, a cura di Antonella Frangipane Puliafito - Roma,  Novembre 2001)

IL LOGO

La Vittoria Alata

(Brescia - Complesso Museale di Santa Giulia)

La Vittoria alata, simbolo della città di Brescia, è una statua in bronzo, di dimensioni leggermente superiori al vero, che fu rinvenuta nel 1826 presso il Capitolium di Brixia e sin da allora ritenuta dalla maggior parte degli studiosi una Vittoria  alata,  opera di bronzisti romani del I secolo d.C.

Dal 2003 gli storici dell'arte, in particolare il prof. Paolo Moreno (Università di Roma Tre), ritengono che la statua sia di ben diverse origini.  Infatti, i recenti studi condotti, in particolare nell'ambito dell'iconografia e della resa stilistica del bronzo, recuperando isolate ipotesi del XIX secolo,  ne hanno anticipato la datazione ed hanno attribuito la statua ad un'altra divinità. Numerosi elementi, seguiti con scrupolo indiziario, inducono a ritenerla una preziosissima opera originale greca della metà del III secolo a. C., raffigurante Afrodite, la dea della bellezza, intenta a rimirarsi in uno specchio, che tratteneva con entrambe le mani.

La statua sarebbe stata realizzata da abili bronzisti operanti ad Alessandria d'Egitto o a Rodi, e sarebbe l'esito della rielaborazione di modelli più antichi e molto celebri.
Alcuni dettagli che la caratterizzano: il mantello che ricade all'esterno della gamba flessa e la spallina della veste scivolata a scoprire la spalla ed il seno destro, inducono ad identificarla con l'Afrodite descritta da Apollonio Rodio nelle "Argonautiche".
La statua, giunta poi a Roma come bottino di guerra,  sarebbe stata trasformata in Vittoria con l'aggiunta delle ali e la modifica del braccio destro, non più impegnato a sostenere lo specchio,  ma a indicare, con un cesello, l'incisione del nome del vincitore sullo scudo, trattenuto dalla mano sinistra ed appoggiato sulla gamba piegata.
Così modificata, sarebbe stata poi donata alla città di Brixia, forse in occasione del conferimento del titolo onorifico di colonia civica Augusta prima dell'8 a. C.

Secondo un'altra ipotesi, anch'essa plausibile, l'imperatore Vespasiano, dopo aver ottenuto il comando dell'impero a seguito di uno scontro militare, avvenuto tra Brescia e Cremona, avrebbe fatto dono della Vittoria alla città.